domenica 10 ottobre 2010

Tornado dribbling trekking

Bosco verde temporale. Io e Monica abbiamo raggiunto una radura, una partenza da trekking, ognuno con la propria macchina. Ci guardiamo, mani in tasca, poi salgo sulla Clio e scalo marce verso una salita.
Percorro poche centinaia di metri, freno, sterzo, spengo. Quattro amici di vecchia data, raggruppati e anonimi come un poker di fanti, mi avvertono con ciglia aggrottate che dei vortici neri risalgono la vallata. Mi volto e li vedo: magri tornado di fuliggine che trottolano tra gli abeti.
Monica! E' rimasta alla radura! Dimentico la macchina e dribblo i tornado come un centravanti alla finale tra tempesta e uragano.
Tutto cambia.
L'auto è svanita, lo sterrato è una mulattiera, il sole accalda una folla di trekker. Torno indietro, risalgo il sentiero, diretto verso un'apertura: è un atrio d'attesa, con gente in coda e ascensori che riportano a casa, dalla montagna al parcheggio a fondo valle.
Metto piede sull'ultima roccia prima degli ascensori e mi accorgo di non avere il portafogli. "Monica, aspettami!" e di nuovo mi volto, di nuovo scendo, di nuovo dribblo, stavolta grassoni con camicia di flanella e donnoni con caviglie alla zuava.
Un invalido simile a un personaggio di Magnus mi fissa dalla sua carrozzella scrostata. E' stato lui, sono sicuro! Lo scuoto e lo capotto. La botta sulle rocce gli apre la pancia di gommapiuma e il contenuto s'ammonticchia sul sentiero: monete d'oro e statuette e orologi e piccoli tesori.
Mi riprendo il portafogli e me ne vado. Ovvìa! Agli ascensori, da Monica!

2 commenti:

  1. Per forza sono rimasta indietro, diesel contro metano non vale.

    RispondiElimina
  2. Pensa Momina, facciamo trekking anche in sogno! La prossima volta cerco di fare con te in sogno anche un po' di sesso...

    RispondiElimina